Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > 6. La Gabbia Dorata II, una nuova Gabbia
tradimenti

6. La Gabbia Dorata II, una nuova Gabbia


di Membro VIP di Annunci69.it Roma22
03.02.2026    |    948    |    5 9.6
"» Marco esplose con un grido strozzato che morì contro il mio collo, mentre il suo seme mi inondava il palmo della mano..."
Erano passati dieci giorni. 240 ore che non erano scivolate via, ma si erano accumulate nel silenzio della nostra casa come una marea invisibile, pronta a travolgere ogni residuo di quella che un tempo chiamavamo normalità. Dal nostro ritorno dal Belvedere, avevamo vissuto in una bolla di attesa febbrile. Avevo osservato Marco muoversi per le stanze come un uomo in apnea, i suoi occhi sempre a caccia dei miei, imploranti un comando che avevo deliberatamente scelto di posticipare.

La casa era finalmente sprofondata in quel silenzio ovattato che solo la notte sa regalare. I bambini dormivano nei loro letti, ignari che al piano di sotto, nel salotto illuminato solo dal bagliore bluastro del mio MacBook e dalla luce soffusa di una lampada di design, i loro genitori stavano completando l'architettura del loro nuovo mondo.

Marco era seduto sul divano, la camicia sbottonata e i piedi nudi affondati nel tappeto, mi avvicinai a lui lentamente, lasciando che il fruscio della mia vestaglia di seta fosse l'unico suono a rompere il silenzio del salotto. Non avevo bisogno di discorsi seri; mi bastava guardarlo per sentire l’elettricità che emanava. Mi sedetti sul bordo del divano, abbastanza vicina da fargli percepire il calore del mio corpo, e gli sfiorai il collo con la punta delle dita.

«Ti ho osservato in questi ultimi dieci giorni, Marco,» mormorai, vedendo i suoi occhi accendersi istantaneamente. «Sembri tornato un adolescente alla sua prima cotta. Sei perennemente in tensione, pronto a scattare per ogni mio sguardo.»

Lui fece un respiro profondo, cercando di regolarizzare il battito, ma il suo corpo lo stava già tradendo. Accennò un sorriso complice, quasi trionfante nella sua stessa eccitazione.

«È colpa tua, Elena. È questo gioco... mi tiene in uno stato di euforia costante,» rispose lui, la voce roca.

«Oh, lo so bene,» continuai, scivolando con la mano sul suo petto. «Stamattina, in doccia... è stato quasi ridicolo, non trovi? Mi è bastato entrare, lasciarti intravedere la mia sagoma dietro il vetro e iniziare a sussurrarti quanto mi piacesse l'idea di Valerio che mi guardava in cantiere... e tu sei venuto subito, come se non avessi mai toccato una donna in vita tua. Ti sei svuotato dentro di me prima ancora che potessi davvero iniziare a muovermi.»

Marco non abbassò lo sguardo per la vergogna; al contrario, le sue pupille si dilatarono e un sorriso sghembo gli attraversò il viso. Si godeva ogni parola, nutrendosi di quella descrizione della sua stessa vulnerabilità.

«Mi fa impazzire quando lo dici,» ammise lui, avvicinando il viso al mio. «Sentire che hai questo potere totale, che la mia resistenza svanisce non appena apri bocca... mi fa sentire più vivo di quanto sia mai stato. Non riesco a controllarmi, ed è la sensazione più bella del mondo.»

«Proprio per questo, amore mio,» dissi, facendo scivolare la mano con decisione verso il basso, sentendolo sussultare di piacere sotto il mio tocco, «credo che sia arrivato il momento di rendere questa tua deliziosa mancanza di controllo qualcosa di... ufficiale. Le parole sono eccitanti, ma abbiamo bisogno di un vincolo che non ti lasci scampo. Un sigillo fisico che ricordi a entrambi, in ogni istante, chi è che tiene davvero le redini del tuo piacere.»

Aprii il computer e comincia ad andare alla ricerca di qualcosa che, neanche io avevo ancora ben presente, fino a quando non capitai su un thread che sembrava scritto apposta per noi: “Purchased husband’s first cock cage - Advice?”. Iniziammo a leggere insieme, scorrendo i commenti di donne che, come me, avevano deciso di reclamare la proprietà esclusiva del piacere dei propri mariti.

«Guarda qui,» mormorai, mentre la mia mano si chiudeva su di lui, iniziando a masturbarlo con un ritmo lento, calcolato, quasi ipnotico. Sentivo la sua carne sussultare e tendersi sotto il mio palmo, mentre lo portavo deliberatamente verso quel limite estremo che sapevo non essere più in grado di gestire da solo.

«Dicono che questa gabbia dia una sensazione di peso costante, un promemoria continuo della propria prigionia,» continuai, aumentando leggermente la pressione mentre i suoi occhi restavano incollati allo schermo. «Immagina, Marco: non sarai tu a decidere quando indossarla. Sarò io a dirti quando è il momento di sparire dentro quel metallo freddo. E sarò sempre e solo io a decidere quando sarai finalmente libero di uscirne. Potrei lasciartela per un'ora, per un'intera giornata di lavoro o per tutto il weekend... la tua unica certezza sarà la mia volontà.»

Marco ansimava pesantemente, le mani strette sui braccioli del divano mentre leggevamo insieme di anelli scrotali, diametri e lucchetti in ottone. La mia mano non gli dava tregua: lo stuzzicavo con la punta delle dita, risalivo con il palmo portandolo a un soffio dall'esplosione, per poi rallentare bruscamente e quasi fermarmi, lasciandolo annegare in un limbo di frustrazione deliziosa e assoluta dipendenza dal mio tocco.

«Dovremo misurarti con precisione, Marco. Voglio che sia un progetto perfetto, proprio come i miei pilastri in cantiere. Il tuo piacere sarà inscatolato in una geometria inflessibile. Sarai chiuso finché io non deciderò di girare la chiave.»

«Cercane una... bella, Elena,» sussurrò lui, inarcando la schiena sotto i miei tocchi. «Qualcosa che sia degno di una Regina.»

Continuammo la ricerca finché, su un sito di artigianato di lusso, la vidi. Era una gabbia in acciaio inossidabile placcata in oro 24 carati. Linee pulite, architettoniche, quasi un gioiello.

«È questa,» dissi, bloccando il cursore. «Questa è la tua nuova casa, Marco. Oro e acciaio. Splendida fuori, spietata dentro.»

Lui fissò l'immagine con una sorta di sacro terrore ed estasi. «È bellissima. Sembra il monumento alla mia resa.»

«Lo è.» La mia mano accelerò il ritmo, diventando feroce e metodica. Sentivo il suo cuore battere contro le mie dita, sentivo la sua eccitazione farsi densa. Lo portai sull'orlo del baratro, dove non esiste più controllo ma solo sottomissione.

«Guarda la tua gabbia, Marco. Guarda l'oro mentre vieni. Voglio che questo orgasmo sia l'ultimo che vivrai senza il mio permesso. Da domani, la tua sborra appartiene solo alla mia volontà.»

Marco esplose con un grido strozzato che morì contro il mio collo, mentre il suo seme mi inondava il palmo della mano. Rimase lì, svuotato, mentre io osservavo il fluido caldo tra le mie dita, illuminato dal riflesso dorato sullo schermo.

Mi pulii lentamente la mano sulla sua camicia bianca, segnandola come avevo appena segnato il suo destino.

«Sì, Marco,» sussurrai al suo orecchio, cliccando sull'ordine definitivo. «Da oggi in poi, io sono la padrona dei tuoi orgasmi. Benvenuto nella tua nuova Gabbia Dorata.»
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.6
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per 6. La Gabbia Dorata II, una nuova Gabbia:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni